lunedì 3 ottobre 2016

Chi è un vegano?

Ciao.
Vorrei permettermi di spendere due parole sul concetto di veganesimo, orribile parola, per nulla musicale, ma della quale ignoro validi sinonimi. Se avrete la bontà di leggerle magari troverete di non aver buttato via cinque minuti del vostro tempo. O forse sono troppo ottimista, ma in tal caso parliamo solo di pochi minuti, niente nell'economia di una intera giornata.
Come sapete, o forse lo scoprite solamente ora, sono vegano. Ormai da parecchi anni: convinto di esserlo, per nulla intenzionato a ripudiare la mia scelta ma anzi sereno della strada che ho imboccato. Amo definirmi vegano non talebano. Tra i miei hobbies c'è la cucina che, nel mio caso, almeno al 90%, è non vegana ma tradizionale. Capita quindi che debba almeno assaggiare preparazioni che contengono uova, latte o  derivati. Cosa che faccio senza alcuna remora, o timore di bruciare per questo nella Geenna. Lo so, noterete una vena un po' polemica in queste ultime parole. Confermo. Conosco persone che alla sola idea di ingerire anche solo un lontano ricordo di una proteina animale si sentono mancare la terra sotto i piedi, e ripudiano la cosa come semplicemente improponibile. Personalmente ritengo che proprio costoro sono la rovina di noi vegani, e la principale ragione dell'immagine, un po' sinistra con cui veniamo visti e catalogati. A dire il vero un po' talebano rispetto alla carne lo sono: quella proprio non riesco nemmeno ad assaggiarla. Ma è un puro fatto di gusto ed olfatto, non c'è alcun fondamento filosofico alla base che me lo impedisca.
Ma allora perchè scrivo questo articolo? Perchè vorrei provare a dare una definizione del vegano, ritendendo che quella oggi proposta ed accettata dall'opinione comune sia assolutamente errata e non condivisibile.
Chiedietevelo. Chi è il vegano? Vegano è colui che ha eliminato dalla propria dieta, anzi, facciamola facile, è colui che non mangia carne, pesce, uova, formaggio e tutti i derivati. E se poi siamo persone precise, aggiungeremo pure che non mangia miele. Detto che è tutto vero, che c'è che non va con questa definizione? Direte. E' riduttiva, perchè il veganesimo è una filosofia di vita, più che una semplice pratica alimentare. Va bene. Paroloni che dicono tutto e quindi dicono niente. Provate a rileggere quella frase, che sicuramente almeno una volta nella vostra vita avrete pronunciato. Vegano è colui che non...Avete notato? E' una definizione al negativo. Non state dicendo chi è vegano, ma lo state definendo come chi non è. E' accettabile una cosa del genere? E' come se, in un mondo di vegani (vale a dire il mondo che ci sarà, a mio avviso, fra non molti anni), definissimo le persone che oggi si professano come  normali, come coloro che non mangiano tofu, non bevono latte di soia, non mangiano le alghe, piante inventate solo per rovinare loro le vacanze, che non mangiano, o lo fanno solo raramente, semi oleosi... Ne sareste contenti? Vi sentite così? Eppure è così che ci vedete e ci classificate. Non al positivo, come coloro che..., dopo ci arrivo, ma coloro che NON.
Io direi che vegano è colui che trae il proprio sostentamento nel pieno rispetto di tutti gli altri esseri viventi, senza sfruttare la propria posizione dominante, e senza mettere in pericolo l'esistenza di altre specie o porre un'ipoteca sul futuro delle stesse. Per fare ciò, l'unica possibilità è quella
di rivolgersi al mondo vegetale che, a differenza di quello animale, basa il proprio equilibrio non già sul rapporto preda - predatore, ma proprio sull'esistenza di altri esseri in grado di limitarne una diffusione altrimenti incontrollata.
Caspita, che complicazione!
Va bene, allora scendiamo dalla cattedra e torniamo un po' al concreto. A parte forse qualche eccezione di cui ignoro completamente l'esistenza, qualsiasi pianta, così vuole la natura, produce una quantità tale di semi che prelevarne una parte per il proprio nutrimento non comporta alcun rischio di estinzione. Anzi, è fondamentale per assicurarne un equilibrio duraturo e perpetuo. Quando cogliamo una pianta di lattuga per nutrircene non arrechiamo alcuna sofferenza alla stessa, o per lo meno questo sembra ragionevole ammettere. Così non avviene se invece ci rivolgiamo al mondo
animale, argomento sul quale credo sia inutile che stia a dilungarmi. In ogni caso lo sapete: ogni specie animale popola il nostro amato pianeta in una condizione di equilibrio grazie al rapporto preda - predatore: le nascite sono contro-bilanciate dalle morti per cause naturali e dall'esistenza di altre specie che se ne nutrono. Crudele, molto crudele, ma così stanno le cose. Le piante, o i vegetali in generale, rimangono in equilibrio grazie all'esistenza di specie animali erbivore. Specie che,
guarda caso, per vivere, devono mangiarne quantità smisurate. Praticamente passano la loro vita a mangiare. Noi siamo esseri dotati di intelligenza, e quando siamo fortunati anche parecchia, e sappiamo mettere a punto diete puramente vegetali, senza con ciò essere obbligati a non far altro che mangiare per l'intera giornata.Così non è per un altro animale, e anche questa è volontà di natura.
Va da sè che una tale definizione automaticamente ci dice che il veganesimo è una filosofia di vita, che non si riduce alla sola dieta o alle pratiche alimentari.Riguarda necessariamente anche il vestiario: se non voglio uccidere un animale solo per nutrirmene, dato che non vale il principio del mors tua vita mea, non posso nanche tollerare di ucciderlo solo per confezionarmi degli abiti.
Un vero vegano, nei limiti del possibile, si nutrirà solamente di alimenti di origine biologica, ma che siano anche a chilometri zero. Mi spiego meglio. Che senso ha una carota bio, quando, invece che essere coltivata, non dico in loco, ma almeno qui in Italia, dove coltivazioni del genere abbondano, viene fatta crescere a migliaia di chilometri di distanza, vedi Olanda o Belgio, o addirittura dall'altra parte del globo? Per la serie: ho rispettato l'ambiente per coltivarla, ma l'ho pesantemente violentato per portarla dal suo luogo natale al mio piatto. Già, la nostra società si permette anche queste insensatezze o ridicolaggini. E questo avviene quando è il Dio denaro a veicolare le scelte, invece di un ben più a buon mercato Buon Senso. Notare l'uso di maiuscole e  minuscole.
Se rilassiamo un po' le condizioni appena descritte, arriviamo a capire perchè in fondo possiamo ritenere, almeno a mio avviso, un buono e accettabile compromesso, una pratica che preveda l'uso di esseri animali, però trattati nel pieno rispetto della loro esistenza. E' stata l'intelligenza di cui la natura ha dotato l'uomo che ha portato quest'ultimo ad imparare ad allevare bestiame, a selezionare specie adatte alla vita in cattività, a trasformarsi insomma da contadino a pastore.Sono seriamente convinto che non ci sia nulla di male a nutrirsi del latte di una mucca, a mangiare le uova di una gallina, a saziarsi con la carne di un vitello e via dicendo. E tutto ciò è possibile senza per questo obbligare la vacca a produrre 30 litri di latte al giorno, arrivando a deformarne, a prezzo di sofferenze
inimmaginabili, le mammelle. Non serve confinare una gallina in una cella grande quanto lei per avere un numero di uova sufficienti per togliersi qualsiasi sfizio, o incatenare l'animale, impossibilitandolo a muoversi ma obbligandolo solamente a mangiare e ingrassare. Quindi sì agli allevamenti rispettosi della vita degli animali. No a quelli intensivi, e no alla caccia. Sì agli allevamenti, sensati, di pesce, ma no alla pesca in mare aperto. E via dicendo.
Mi ero definito vegano non talebano. Capite ora perchè? C'è spazio per tutti a questo mondo a mio avviso. Anche facendo scelte completamente differenti, possiamo tollerarci gli uni con gli altri, rispettosi delle scelte di ciascuno.
Per farla breve quindi, e per smettere di pontificare, cosa che temo di aver fatto, sebbene non fosse nelle mie intenzioni. Io non faccio soffrire nessuno per poter stare a questo mondo, e soprattutto, non metto a rischio l'esistenza delle generazioni future, perchè consegno loro un mondo con le medesime potenzialità di quello che ho ricevuto. Non credo che tutti possano dire la stessa cosa in virtù delle proprie scelte. Ci sono arrivato quindi. Io SONO vegano: in positivo, non in negativo. E così torniamo alla distinzione da cui ero partito. Domanda. Che è un dolce vegano? Semplice. Un dolce senza latte e derivati, senza uova, senza... NO. Ecco la definizione al negativo. Un dolce vegano è un dolce fatto di materie prime puramente vegetali, e che per questo non è ottenuto a partire da un dolce normale, chiamiamolo così, a cui sono stati tolti alcuni componenti in realtà fondamentali. Guardate che non è così ovvia la cosa. Purtroppo vedo abbondare proposte di questo tipo, che si prendono il marchio di "Vegan OK", ma che altro non sono che preparazioni standard a cui vengono inopinatamente tolte uova, latte e derivati. Che sono? Autentiche schifezze! Coloro che pensano che quelli sono i dolci vegani, e per questo sono convinti che i vegani siano poveri depressi, che non sanno quello che si perdono, fanno un enorme errore. Per fare un dolce vegano bisogna crearne la ricetta da zero, e bilanciarla, nei suoi componenti, secondo principi magari completamente diversi. Un monto tutto da scoprire. Fatto così, posso assicurare, credetemi, che quello che otterrete non avrà nulla da invidiare, anzi, tutt'altro, ad un dolce comune. Non ci avete mai pensato? Un dolce normale è una combinazione di proteine e grassi animali e vegetali: una combinazione che sulla carta non è necessariamente quanto di meglio si possa fare. Un dolce vegano è una combinazione di proteine e grassi di una sola estrazione. Sulla carta, qualcosa di superiore quindi. E ripeto. Un confronto tra un vero dolce vegano e un vero dolce tradizionale, male che vada per il primo, finisce in parità. Fatemi un favore quindi. Se vedete sugli scaffali di un supermercato un pan di spagna vegano, per favore, lasciatelo su quello scaffale. Il pan di spagna è per definizione un dolce in cui l'uovo svolge il ruolo di principe. Ma che diavolo può essere un pan di spagna senza uova? Come a dire, una casa senza mattoni e cemento, o un mare senza acqua.
Fate così. Cercate una gelateria di quelle serie, in cui si possa gustare un gelato indimenticabile. Ce ne sono. Non molte ma ci sono. Tra queste selezionatene una che proponga anche gelati a base
di soia. Prendete un gusto alla frutta secca, ad esempio nocciola o pistacchio. Confrontate quello vaccino con quello di soia. Poi sappiatemi dire.
E finalmente concludo prendendo l'occasione per dare un consiglio ai gestori di queste gelaterie. Avete fatto 30, e allora fate 31. Non proponete un gelato privo di derivati animali, servito su un normalissimio cono, vale a dire un biscotto fatto con albume d'uovo. E di gelaterie così attente, ahimè, io ancora non sono riuscito a trovarne.

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