domenica 8 gennaio 2017

I grandi lievitati con biga

In questo post voglio proporre alcune considerazioni di carattere generale sui grandi lievitati, quindi panettone, pandoro, veneziana e colomba, realizzati con la biga. L'articolo è rivolto a tutti: non serve particolare esperienza per seguirlo e comprenderlo, anche se forse, un neofita alle primissime armi avrà qualche problema a capire tutto quanto. Se non altro perchè darò alcune cose per scontate, come il concetto di prima e seconda lievitazione, fermentazione, sviluppo in forno... Ma d'altro canto, se vi accingete a preparare il vostro grande lievitato in casa, troppo a digiuno di impasti non sarete. Diversamente vi consiglio di desistere e procedere per gradi!

Per biga intendo un impasto ottenuto con 1 parte di farina, 50% di acqua e 1% di lievito di birra. Di solito io lascio fermentare per circa 48 ore. Quindi: le prime 30/28 in frigorifero, a 4°C (vale a dire nel punto più freddo del frigo di casa), seguite da altre 18/20 a 17-18°C. Potete anche saltare la prima fase al freddo. Dipende molto dalla farina che avete a disposizione: se sufficientemente forte, reggerà tranquillamente il lungo riposo, a tutto vantaggio del risultato finale. Ho provato a prolungare la fermentazione a 18°C fino a 24 ore, ma lo sconsiglio vivamente: il prefermento è ormai passato di lievitazione, e risulta molto meno attivo. Risultato: prima e seconda lievitazione molto più lunghe, sviluppo in forno, in fase di cottura, molto meno evidente. Direi quindi che 18-20 ore sia il tempo giusto, rispetto almeno ad una fermentazione a 17/18°C, che è la temperatura universalmente consigliata per questo tipo di lievito.

Convertire una ricetta pensata con lievito madre nella sua equivalente con biga è piuttosto semplice: a parte dettagli, che poi vedremo, sarà sufficiente sostituire alla dose di pasta acida una eguale dose di biga. Lievito madre e biga hanno le stesse percentuali di solidi e liquidi, quindi la ricetta rimane correttamente bilanciata.

In generale, la prima lievitazione, che tipicamente va protratta fino alla triplicazione dell'impasto, sarà più rapida se sostenuta dalla biga: alle 12 ore consigliate con pasta madre corrisponderanno circa 8/9 ore con biga. Per questa ragione, consiglio di inserire una parte del sale (circa 1/4 del totale) già al primo impasto, riducendo poi ovviamente quella aggiunta al secondo. In questo modo si controllerà di più la fermentazione, che non dovrà essere troppo rapida, per consentire alla farina di maturare come deve.

Circa l'aumento di volume. Se con pasta madre si consiglia, in generale, di farlo triplicare (parlo del primo impasto), quale è l'ottimo con la biga? Purtroppo a questa domanda ancora non so rispondere. Io in generale l'ho sempre fatto quadruplicare, ma non so se questo sia meglio che non limitarsi alla triplicazione. Di sicuro posso dire che lasciarlo quintuplicare sia eccessivo, ed è cosa assolutamente da evitare. Così facendo l'impasto esaurisce tutta la sua spinta, la seconda lievitazione procederà lentissima e lo sviluppo in forno ne risulterà fortemente limitato. Ipotizzo che quello che succeda sia che i lieviti consumino tutto il loro "carburante" già nella prima fase, e quindi non se ne ritrovino più per la seconda. In ogni caso, spero riuscirò a fornire maggiori dettagli in futuro, quando avrò fatto altre prove in merito.
Se la prima fase, come detto, procede più spedita, tanto che consiglio di controllarla, la seconda tipicamente seguirà i tempi della lievitazione naturale, se non forse presentarsi addirittura più lenta (ma su questo, come detto, potrebbe influire, anche pesantemente, l'aumento di volume del primo impasto).

Riguardo lo sviluppo in forno. Non vi dovete aspettare la stessa crescita che vi garantisce un lievito naturale ben attivo. Per quanto potrà essere viva la vostra biga, l'esplosione del lievitato durante la cottura risulterà un po' più limitata (per dare un numero, direi di circa il 20%). Anzi. Su questo aspetto è opportuno che sia un po' più preciso. La biga risulta più debole del lievito madre, ove per debole intendo proprio riferirmi alla spinta propulsiva. Quindi. Se l'impasto prevede l'aggiunta di elementi esterni, come canditi, uvetta, gocce di cioccolato..., vi dovrete aspettare una crescita limitata, proprio perchè la biga non avrà sufficiente forza per portarsi dietro il peso aggiuntivo. Se diversamente l'impasto non prevede elementi aggiunti, vedi pandoro o veneziana, allora questo aspetto diventa secondario e la crescita in forno sarà di tutto rispetto, paragonabile a quella naturale. Per farvi capire meglio questo aspetto, vi racconto una delle prove che ho fatto. Ho provato il panettone al cioccolato (nella versione di Fables De Sucre), aggiungendo all'impasto delle gocce di cioccolato ottenute tagliando grossolanamente, al coltello, una tavoletta di cioccolato fondente. Ho lasciato i cubetti di cioccolato piuttosto grandi ed il risultato è stato un panettone, straordinario dal punto di vista del gusto, ma totalmente privo di calotta sferica. Per questa ragione, il mio consiglio, nel caso di impasti come il panettone, è di aggiungere una piccola dose di lievito di birra anche al secondo impasto (direi 1g per un panettone da 1Kg): ne basta poco, ma credo sia indispensabile per un risultato di un certo tipo. Potete invece tranquillamente ometterlo, anzi, vi sconsiglio di aggiungerlo, nel caso di impasti tipo pandoro o veneziana. In ogni caso, il ruolo di questa aggiunta dovrebbe esservi chiaro, se sono riuscito a spiegarmi almeno un pochino, indi giudicate voi in base dal tipo di prodotto che state realizzando.

Riguardo la cottura. Vale quanto leggete un po' ovunque. Bisogna raggiungere, al cuore, una temperatura di 93/94°C, assolutamente non di più: la pasta di un grande lievitato, in primis panettone o colomba, deve rimanere un po' umida. Quindi i 96°C validi per una generica brioche sono decisamente troppi. Con un impasto con biga, questo aspetto è, se possibile, ancora più critico. Uno dei prodotti della fermentazione naturale è la glicerina, che ha il suo ruolo, non secondario, nella consistenza del prodotto finale. Questa è invece assente con il lievito di birra, e quindi il rischio di asciugare il dolce è maggiore.

Ovvio che tutto quanto ho scritto circa l'uso della biga in luogo della pasta madre ha validità del tutto generale. Qualsiasi prodotto da forno potrà essere realizzato in questo modo, con una semplicissima conversione 1:1. Se funziona con impasti complessi come quelli dei grandi lievitati, non ci sono dubbi con prodotti meno stellati.

Spero queste semplici e stringate considerazioni possano tornarvi utili. Non tutti hanno a disposizione della pasta madre, o hanno modo di organizzarsi per poterla usare al meglio. Quello che ho cercato di dimostrare è che è comunque possibile ottenere un prodotto di tutto rispetto, parente prossimo del più blasonato fratello, usando la classica biga, la cui gestione è sicuramente più semplice e agevole. Non c'è limite. Ho provato ricette come il panettone del Giorilli, quello del Massari, il pandoro del Giorilli, la veneziana del Bosco..., e, a parte le tantissime prove, fatte ancora a digiuno di sufficiente esperienza, sono riuscito a raggiungere risultati veramente soddisfacenti.

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